attualità, storia

18 marzo 2015

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La giornata di ieri, 18 marzo,  è stata davvero nefasta. Non solo per la Tunisia; quello che è successo al museo del Bardo è una grande sconfitta per l’umanità, l’ennesima e, purtroppo, non l’ultima.

I terroristi non sono musulmani: sono terroristi. Prima di avere un nome, una lingua, una cittadinanza e una religione. Seminano terrore, odio verso “l’altro”, senza tener conto del fatto che gettano fango proprio su ciò che li unisce, cioè la religione a cui fanno finta di appartenere.

Il museo del Bardo, una delle mie mete preferite, una delle mete insostituibili dei miei viaggi. Violato. Quella crepa nel pavimento rimane oggi a testimonianza di quello che c’è stato ieri. Volevo piangere, gridare il mio strazio al mondo intero, prendere il primo aereo e andare giù.

Dopo aver appreso la notizia ho iniziato a pensare a cosa ne sarebbe stato della Tunisia: la base economica del Paese è da sempre il turismo e un colpo del genere, arrivato all’inizio di una debole ripresa economica dopo la rivoluzione, non ci voleva proprio.

Il primo messaggio me l’ha scritto mio cugino. Poi è stato un continuo. Messaggi su messaggi, telefonate da ogni angolo del mondo dove ho amici che sanno del mio amore per la Tunisia. Tutti mi chiedevano dove fossi e, appreso che mi trovavo in Italia, dicevano parole di sostegno, di solidarietà, di amicizia verso un Paese e un popolo che alcuni neanche conoscono bene.

Io ho amato la Tunisia dal primo momento che ho respirato la sua aria ma è un amore che è cresciuto nel corso di questi 15 anni. Quando ci fu l’attentato del 2002 ancora non parlavo in arabo, avevo pochissimi conoscenti con i quali confrontarmi e discutere dell’accaduto. Il 2009 è stato l’anno in cui, vivendo per più di un mese a Tunisi, parlando in Tunisino e ampliando notevolmente la mia cerchia di amicizie ho potuto iniziare a chiedere e sapere. E da lì ho vissuto le vicende della rivoluzione, la cacciata di Ben Ali, gli omicidi politici, ho partecipato alle manifestazioni di solidarietà anche nella piazza di Bardo, le elezioni democratiche, la Costituzione…. ho apprezzato un popolo valoroso e coraggioso che ha dimostrato di essere degno del rispetto internazionale.

E poi questo brutto colpo.

Tutti quei messaggi che ho ricevuto hanno però acceso in me una speranza e mi hanno fatto capire che le cose stavolta erano diverse: tutto il mondo si è stretto attorno a questo piccolo paese, le persone hanno capito che la forza del terrorismo è nel farsi pubblicità e nel creare un vuoto di paura intorno ai loro obiettivi.

Ma questa volta hanno fatto male i loro conti. Migliaia e migliaia di persone hanno aperto i loro occhi e capito la mossa meschina e si sono mossi nel pubblicare in internet post di solidarietà con la scritta:

                            “I will come to Tunisia this summer”

Mi sono commossa davanti a questi post provenienti da tutto il mondo: Italia, Germania, USA, Canada, Spagna, Cina, Giappone, paesi arabi,…. c’è chi ha postato addirittura il biglietto già acquistato.

La Tunisia non è sola!!!

تحيا تونس (viva la Tunisia!)

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Michela

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