curiosità

La chechia شاشية

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La bandiera e la chechia tunisina (ricordatevi di leggere il ch alla francese, cioè “scescia“) sono diventati i simboli della Rivoluzione dei Gelsomini e della Primavera Araba. Si tratta di un cappello, di solito rosso, indossato dai cittadini della classe operaia e dai nazionalisti dal tempo della colonizzazione. 

La sua origine risale alla città di Chach in Asia ed è stata portata in Tunisia durante l’impero ottomano. C’è chi dice che sarebbe tunsina, più precisamente del Kairowen, dove sarebbe nata nel II secolo dopo l’hejira, cioè nel IX sec. d.C.: la Spagna era decimata dalla battaglia di Granada e i Mori furono spinti a fuggire verso la città santa tunisina; essi portarono con sé quello che in origine era un turbante di lana cardata. La chechia si diffuse così in tutto il mondo arabo, seppur con qualche differenza tra i paesi: in Libia ad esempio è di colore nero. Da non confondere quindi con il fez perchè i due copricapi sono alquanto differenti: il fez è rigido, conico e di forma sollevata, mentre la chachia è morbida e la sua forma aderisce alla sommità della testa, alla maniera di una berretta.

La chachia tradizionale è fatta di lana pettinata, lavorata a maglia soprattutto dalle donne che fabbricano le calotte, kabbous. Questi berretti vengono poi inviati alla follatura: vengono messi in acqua calda e sapone e gli uomini li tengono sott’acqua per infeltrirli, a tal punto che le maglie del tessuto finiranno quasi per sparire. Subiscono poi il trattamento della pettinatura con cardi, per trasformare il feltro in un velluto lanuginoso. Al giorno d’oggi il cardo viene spesso sostituito da una spazzola metallica. È in questa fase della lavorazione che la chachia viene tinta del suo caratteristico rosso vermiglione, anche se ormai capita di trovarne anche di vari colori. L’ultima fase è quella di modellarla secondo la misura voluta.

 

DSCN5338      Si parte da un cappuccio di lana così

 

In questo video (purtroppo in francese) si possono capire le diverse fasi della lavorazione:

Confezionata da esperti artigiani (i chawachi), la chachia giunse ben presto ad occupare un’ importante parte nel suq della medina di Tunisi ed ancora oggi, in Nahj Sidi Ben Arous si possono trovare vari negozi di artigiani che la producono e la vendono. Il suo successo è tale che dà lavoro a migliaia di persone: viene esportata in Algeria, Marocco e in Sudan, ma anche nel Vicino Oriente e fin nel cuore dell’Asia. La chechia è portata soprattutto dalle persone di una certa età; i bambini la mettono il giorno della loro circoncisione e, in generale, è l’accessiorio immancabile dei vestiti tradizionali maschili. 

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Michela

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