curiosità

La festa del sacrificio (عيد لأضحى)

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Un paio di giorni fa, il 4 ottobre, il mondo musulmano ha festeggiato la festa del sacrificio, عيد لأضحى (questo è difficile da traslitterare….3aid al-adhaha!), chiamata più semplicemente 3aid al-kebir (عيد ﺍﻟﻜﺒﻴﺮ) cioè la festa grande, in contrapposizione all’3aid seghir, cioè la piccola festa che è il gorno della rottura del digiuno dopo il mese di ramadan. La festa del sacrificio si può considerare la principale della religione musulmana e avviene 70 giorni dopo la fine del digiuno del mese di ramadan, il decimo giorno del mese dhu-alhijja, dodicesimo mese lunare del calendario musulmano, mese consacrato al pellegrinaggio.

Molto spesso ho sentito dire dai musulmani che in questo giorno “festeggiano la Pasqua” ma questa è una grande imprecisione.

Le storie che confrontano le tre religioni monoteiste mi affascinano parecchio. Non conoscere “l’altro” e la sua cultura al giorno d’oggi vuol dire vederlo come una minaccia. Troppo spesso i musulmani vengono descritti come “terroristi” solo perchè musulmani. Ma quanti di quelli che li definiscono così hanno mai letto una pagina del Corano o si sono soffermati ad analizzare le altre religioni? Chi vuole descrivere negativamente gli altri può farlo e ci riesce! Basta enfatizzare qualche caratteristica qua e là, basta decontestualizzare una frase, prendere una pratica vecchia di 1400 anni, portarla ai giorni d’oggi e metterla in ridicolo, mettere in evidenza solo le cose che interessano per sminuire gli altri.

Chi però ha un pò di spirito critico può fare delle ricerche da solo, ormai in internet si trova tutto! Io, ad esempio, ho trovato che nella Bibbia, nel Vecchio Testamento,  Dio vieta di mangiare il maiale. Nessuno lo dice e, casomai, la “scusa” è che” i cristiani seguono il Vangelo”. Spiegazione perfetta se non fosse che l’intera Bibbia è il libro sacro della religione cristiana e che durante la messa cristiana se ne leggono vari passi. Quindi per alcune cose il Vecchio Testamento va bene e per altre no???? Chissà perchè Dio non voleva che si mangiasse il maiale e poi, invece,  Gesù l’ha permesso…….

Perdonate la piccola digressione, parlavamo della Pasqua, già festeggiata dalla religione ebraica per ricordare l’esodo e celebrare la liberazione degli ebrei dall’Egitto.
Dio annunciò al popolo ebraico che lo avrebbe liberato dalla schiavitù e che per fare questo sarebbe passato in Egitto, di notte, e avrebbe colpito a morte ogni primogenito egiziano, sia tra le genti che tra il bestiame. Tramite Mosè Dio ordinò agli ebrei di marcare gli stipiti delle loro porte con del sangue di un agnello perchè dove avrebbe visto il sangue sarebbe passato oltre, colpendo invece tutto il resto d’Egitto. La parola Pesach, Pasqua, significa “passare oltre”.

La celebrazione della Pasqua cristiana, almeno sin dal Concilio di Nicea, non coincide con la celebrazione di Pesach. Secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni sembra che il giorno della morte di Gesù sia corrisposto a quello in cui si immolava l’agnello in ricordo di quello che fecero gli antichi ebrei. Inoltre, in ambito cristiano, nella celebrazione della Pasqua, si voleva dare maggiore risalto alla Risurrezione, avvenuta 3 giorni dopo la morte, il “primo giorno della settimana”, cioè la domenica immediatamente successiva. Ecco perchè la Pasqua ebraica e quella cristiana, anche se sono nello stesso periodo dell’anno, non possono mai coincidere: nel caso in cui il primo plenilunio di primavera  cada proprio di domenica, cioè coincida con il giorno 14 di Nisan, la Pesach, la celebrazione della Pasqua cristiana, allo scopo di sottolineare il diverso significato, viene rimandata alla domenica successiva. Per la Chiesa Cattolica la Pasqua supera la Pesach per importanza poiché, se quest’ultima corrisponde al periodo della Passione e morte di Cristo, la Pasqua ne ricorda la Risurrezione.

Tutto questo ci fa capire che è impossibile chiamare “Pasqua” l’3aid al-kebir. Questa festa musulmana ricorda invece un altro episodio, comune anche alle altre religioni: il mancato sacrificio di Abramo di suo figlio; al -adhaha significa appunto sacrificio.

Stando al racconto biblico Abramo aveva 100 anni e Sara 90 quanto Dio strinse con Abramo un patto per il quale “tramite la sua discendenza si sarebbe arrivati al Messia e tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette”. Sara, oltre ad essere anzian,a era anche sterile ma rimase incinta e partorì un figlio che chiamò Isacco.  Dopo vari avvenimenti che dimostrarono l’ubbidienza e la fedeltà di Abramo verso il vero Dio, il racconto della Bibbia prosegue con Dio che mise alla prova Abramo: “Prendi suvvia, tuo figlio, il tuo figlio unico che ami tanto, Isacco, e fa un viaggio nel paese di Moria e là offrilo come olocausto su uno dei monti che io ti designerò”.
Abramo non ebbe esitazioni. Si alzò  la mattina di buon’ora, spaccò la legna per l’olocausto, sellò il suo asino e prese con sé due dei suoi servitori e Isacco,  e si mise in viaggio per il luogo designato da Dio. Il viaggio durò tre giorni e, nelle vicinanze del luogo prestabilito, proseguì a piedi con il solo Isacco che trasportava la legna per l’olocausto. Arrivati, Abramo dispose un altare su cui mettere la legna, quindi legò suo figlio ponendolo sull’altare al di sopra della legna e prese un coltello per scannarlo. Ma l’angelo di Dio lo chiamò dai cieli e lo fermò. A poca distanza davanti a lui, c’era un montone impigliato per le corna in un cespuglio: Abramo lo prese e lo offrì al posto di suo figlio.

Questo sacrificio è descritto anche nella sura 37 del Corano, ma con qualche differenza. Il racconto coranico non dice che Dio ordinò direttamente ad Abramo di sacrificare il figlio ma che Abramo vide un’immagine in un sogno: se stesso mentre immolava il figlio. Il sogno secondo la tradizione islamica può essere un modo di comunicare di Dio, specie ai Profeti, ma si serve di simboli, ha bisogno di interpretazione. Abramo, non certo del significato dell’immagine che aveva visto nel sogno, chiese consiglio proprio al figlio, il quale si dichiarò pronto, con l’aiuto di Dio, ad accettare il proprio destino. Nel momento in cui stava per ucciderlo la voce di Dio lo fermò e lo elogiò per la sua fede. Nel Corano non viene descritta la sostituzione del figlio con un montone (come invece accade nella Bibbia)  ma il giorno dell’3aid si mangia l’agnello (o comunque un ovino)  per ricordare questa storia.

La maggior parte dei musulmani riconosce nel primogenito Ismaele (invece che in Isacco) il figlio che Abramo doveva sacrificare, il figlio della schiava Agar che, per volere di Sara, Abramo allontanò insieme alla madre e che si dice essere il capostipite degli arabi, da cui poi nacque il profeta Mohammed. Dicono questo perchè negli scritti si legge che Abramo doveva sacrificare “il suo unico figlio”, cioè Ismaele finchè non nacque Isacco circa 15 anni dopo. Nel Corano non viene però detto quale figlio e, anzi, dopo il racconto si benedice Isacco. Anche nella Bibbia si parla di “unico figlio” ma, anche se già Ismaele era già nato, si nomina Isacco: la cosa è stata spiegata con il fatto che il figlio nato dal matrimonio era il secondo. i musulmani spiegano che, siccome Agar era schiava di Sara era, per così dire, una sua proprietà, lei e tutte le sue cose, figlio compreso. E così, logicamente,  l’unico figlio legittimo per 15 anni era proprio Ismaele. ….storie davvero affascinanti ma purtroppo senza una fine!!!!!!

In questa giornata ci si alza presto, i fedeli vanno a pregare in moschea e durante il sermone avviene il sacrificio dell’agnello ma molte persone lo fanno a casa. I bambini si vestono con i vestiti nuovi ed è una grande festa della famiglia. Solo un terzo della carne viene mangiata: un terzo va conservata per essere consumata in seguito e un terzo si da ai poveri che non possono permettersi di comprare un agnello. Forse abbiamo qualcosa da imparare!

3AIDKOM MABROUK!  (auguri per la festa!)

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Michela

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