curiosità

L’hammem

4 1708

Sherazade, la principessa di Mille e una notte costretta a trascorrere  le notti raccontando favole al sultano per salvarsi la vita,  disse: “Una città non è completa se non ha il suo hammem“.

Hammem deriva dalla parola araba hamma che significa “che spande calore”. Conosciuto fuori dal mondo arabo come bagno turco, affonda le sue radici all’epoca greco-romana, quando l’impero romano arrivava fino al vicino oriente. Infatti, dopo la caduta dell’impero romano, gli arabi ripresero la tradizione delle terme romane con questi bagni più piccoli e con una procedura più semplice: nelle terme romane, dopo l’attività fisica, si entrava nel tepidarium, poi nel calidarium ed infine nel laconicum, il sudario, la stanza finale più calda riscaldata con aria secca ad altissima temperatura;  infine dopo la pulizia del corpo e i massaggi, si faceva una nuotata nella piscina del frigidarium, seguita dalla frequentazione di biblioteche o spettacoli.

Nella tradizione araba, il ciclo si è ridotto: l’hammem è formato essenzialmente da tre sale in cui ci si lava, una sala è molto calda (bit skhon), una tiepida (essala) e l’ultima fresca con delle specie di docce separate (mTahar). Alla fine del ciclo si possono fare dei massaggi.
Nel mondo arabo, l’hammem si sviluppa intorno al VII secolo, quando il profeta Mohammed inizia ad apprezzare questo tipo di abluzioni, e assume anche un significato religioso diventando un tutt’uno con le moschee perchè usato appunto per lavarsi prima delle preghiere.
Mentre i romani preferirono costruire fuori dai centri urbani  grandi terme pubbliche, gli arabi costruirono tanti piccoli hammem nelle medine, cioè nelle città, spesso vicino, appunto, alle moschee. 
Nei secoli l’hammem ha avuto una funzione che ora tende a scomparire: quella di luogo d’incontro e di socializzazione. Era tra le sue mura che tutti gli abitanti di una stessa città si incontravano, ricchi e poveri, giovani e vecchi…

Le ragazze in età da marito potevano farsi notare dalle future suocere in cerca di una potenziale sposa per il figlio. Tutt’ora, in certe zone dei paesi arabi e anche in Tunisia, rimane la tradizione che siano le famiglie a scegliere con chi far sposare i propri figli. Spesso il futuro marito o la futura moglie è un componente della famiglia stessa, altre volte era proprio l’hammem ad offrire una soluzione. Nel passato esisteva una specie di codice per riconoscere se una donna era single, sposata o vedova, cioè il colore dei suoi asciugamani.

Gli uomini parlavano di affari personali ma anche lavorativi e politici.

tunisia 2009 143

Ovviamente l’ingresso agli uomini e alle donne era, ed è tutt’ora, separato. Ci sono alcuni hammem che hanno orari diversi, alcuni hanno ingressi e sale all’interno separati  e altri sono solo maschili o femminili. In alcuni luoghi si possono trovare bagni turchi misti ma si tratta solo di una trovata turistica. I bambini maschi, finchè sono piccoli, possono andare con la mamma.

Generalmente si va all’hammem con tutto il necessario per lavarsi. Ci sono anche persone che si portano da casa i propri secchi per riempirli d’acqua e poi usarli per risciacquarsi.

Di solito si inizia dalla sala più calda per aprire i pori della pelle, sudare ed eliminare le tossine. Poi ci si lava nella sala tiepida: ci si insapona e si massaggia energicamente la pelle con la kessa, una spugna ruvida che elimina le cellule morte.

kessa  (La Kessa)

La prima volta che sono andata in un hammem mi sono sentita molto disorientata. Non per il caldo che sopporto benissimo (anche se per molte persone può essere fastidioso appena si entra), quanto perchè non capivo cosa dovessi fare. All’epoca non parlavo arabo e le ragazze con cui ero parlavano solo un pò di francese che non bastava ad aiutarmi. Sembravano anche incuriosite e stupite dalla mia imbranataggine ma davvero non riuscivo a capire come mi sarei dovuta lavare visto che non c’erano docce e neanche vasche. Poi, dopo essermi guardata a lungo intorno destando la curiosità di tutte le donne lì presenti e vergognandomi come poche volte in vita mia, ho capito che dovevo prendere dei secchi di plastica che erano lì, riempirli di acqua miscelando quella che usciva dal rubinetto bollente e quella di quello freddissimo e buttarmela addosso.
Le altre donne avevano dei piccoli secchielli con i quali si aiutavano prendendone un pò alla volta. Io non l’avevo e così, all’inizio prendevo l’acqua con le mani “a fontanella” e poi ho iniziato a tirarmi addosso degli interi secchi d’acqua!!! Poi è stato il turno della signora addetta a fare i massaggi. Mi ha fatto stendere e ha cominciato a “massaggiarmi” con la kessa:  non ho mai sentito così tanto dolore! Mi veniva da piangere da quanto mi faceva male…lei continuava, più energica possibile, a farmi il gommage più profondo della mia vita e, quando ha finito, ero rossa come un tacchino! Ad un certo punto mi hanno dato un pezzo di legno e mi hanno spiegato che era un dentifricio. Io, un pò curiosa e un pò stupita ho guardato come facevano le altre ragazze si passavano questo pezzo di corteccia tra i denti e lo lasciavano pure dentro la bocca per un pò. Ho provato anch’io….non so se i denti fossero più puliti ma di sicuro per due giorni ho avuto la parte intorno alla bocca molto più gialla del resto della faccia! La parte “facile” è stata la maschera per il viso: ho messo dell’acqua sull’argilla, me la sono spalmata su viso e collo, ho aspettato che si asciugasse un pò e, tirandomi addosso secchiate d’acqua, me la sono lavata via! L’infelice giornata all’hammem non poteva terminare in maniera peggiore: era pieno inverno, il mese di gennaio, sicuramente la temperatura in Tunisia è più mite che in Italia ma comunque era freddo, soprattutto dopo essere usciti da un luogo così caldo; le altre ragazze avevano dei foulard per coprirsi i capelli bagnati (naturalmente non c’era possibilità di usare il fon) io no. Quindi ho camminato per circa 1 km con i capelli bagnati e il giorno dopo avevo un bel raffreddore!

Mi ci sono voluti 4 anni prima che riprovassi ad andare in un hammem. Ogni volta che mi proponevano la cosa, terrorizzata, inventavo qualche scusa e declinavo l’invito. Poi un giorno ho deciso di riprovarci e…… ora sono io che propongo di andarci e ci ho anche portato diverse amiche italiane che sono rimaste entusiaste dell’esperienza. Il mio problema era stato un malinteso culturale: io non sapevo come ci si dovesse comportare in un hammem perchè non c’ero mai stata e nessuno mi aveva raccontato come fosse, le ragazze che mi hanno portata non sapevano che in Italia non abbiamo questa tradizione visto che per loro è un’abitudine sin da bambine e non conoscevano altre italiane con le quali si erano potute confrontare precedentemente.

La seconda volta sono andata con un’amica tunisina che parla benissimo italiano e che mi ha fatto capire tante cose, le stesse che poi ho trasmesso alle persone che sono venute con me.

secchielli   Ad oggi ho ben due secchielli, non si sa mai!!!!

Ho anche scoperto cosa fosse quel bastoncino per pulire i denti. Veramente ce ne sono due diversi, uno per l’uomo e uno per la donna.  Quello per l’uomo si chiama msuek.  Si tratta di un ramoscello di salvadora persica (arak) utilizzato per ripulire i denti, una vera e propria pratica igienica che, secondo gli hadith sulla vita di Mohammed,  lo stesso profeta avrebbe raccomandato. La tradizione vuole infatti che poco prima di morire Mohammed, malato, si fosse ripreso e avesse deciso di dedicarsi alla propria igiene personale. La moglie Aicha gli chiese se voleva un  suek e il profeta disse di sì. Mentre se lo sfregava vigorosamente sui denti, la moglie gli consigliò di fare più piano ma lui rispose: “Gabriele mi ha sempre raccomandato di fare in questo modo!”

Noto già da tempi antichissimi nel Medio Oriente e in Asia, veniva e viene tuttora usato, per pulire i denti in quanto contiene agenti antisettici, rinforza le gengive, previene la placca dentaria, smacchia i denti, facilita la digestione, profuma l’alito e schiarisce la voce. I suoi componenti sono: l’acido tannico, cioè l’olio essenziale aromatico che aumenta la salivazione, la trimetilammina, l’alcaloide salvadorine, la vitamina C, i sali minerali come il cloruro ed il fluoruro; i minerali: lo zolfo, il fosforo, il calcio e soprattutto il silicio; quantità variabili di saponine, flavonoidi e steroidi. Addirittura l’OMS ne raccomanda l’utilizzo!

index
Il suek viene venduto sotto forma di bastoncino tipo matita. Gli va tolta un pò di corteccia e rimarrà solo la parte interna. Bisogna masticarla un pochino per aprirla e si formerà una specie di spazzolino con il quale si spazzolano i denti e le gengive senza aggiungere nessun dentifricio.

Quello delle donne che ho usato io si chiama suek (سواك ) ed è la corteccia di noce. Ecco spiegato il motivo della mia pelle che era diventata giallognola… Però si dice essere un ottimo sbiancante per i denti!

Immagine

E la maschera ho scoperto che si fa con un’arglilla saponifera di origine vulcanica. Proprio per questa sua caratteristica di contenere del sapone, pulisce la pelle senza aggredirla siccome non contiene tensioattivi. Di solito si lascia l’argilla impregnarsi per mesi delle fragranze di gelsomino, melacotogna e geranio. E la pelle si pulisce perfettamente, elimina cellule morte, imperfezioni e punti neri e da luminosità alla pelle.

Ecco scoperti i segreti della bellezza di tante donne arabe!!!

Per gli appassionati di cinema, in questo caso in lingua originale tunisina ma sottotitolato in inglese, vi segnalo un film tunisino degli anni ’90, “Asfur stah”.

La qualità del video non è delle migliori, però l’nizio del film e altre scene in seguito sono ambientate proprio in un hammem e vi darà un’idea precisa di com’è. Ai più maliziosi non sfuggirà che il ragazzino protagonista è un pò troppo grande di età per stare in mezzo a tutte quelle donne seminude…….

About the author / 

Michela

4 Comments

  1. Eger 22 Giugno 2015 at 15:19 -  Rispondi

    Salve, io sono tunisina, e ho trovato la tua descrizione del hammem molto precisa e lo ammetto, mi sarebbe proprio piaciuto essere presente il giorno della tua prima voltae

    • Michela 22 Giugno 2015 at 16:03 -  Rispondi

      grazie!! detto da una tunisina è un complimento doppio! chissà che non capiterà un giorno di andare all’hammem insieme…incha Allah 😉

  2. Norika 14 Settembre 2014 at 5:25 -  Rispondi

    E’ interessantissimo! Immaginando ho letto il tuo articolo sul bagno arabo.
    Quindi deriva dal mondo romano, vero?
    E un giorno vorrei portarti alle terme giapponesi. Sicuramente ti piaceranno!
    Di solito per gli italiani e’ difficile fare il bagno termale con le altre persone in Giappone, ma con quella esperienza in Tunisia, per te nessun problema, anzi apprezzerai anche le terme giapponesi! Ma deve essere nudi come verme, eh!

    • Michela 14 Settembre 2014 at 11:26 -  Rispondi

      wow! le terme giapponesi 🙂 ci verrò di sicuro!!!! Comunque anche in Tunisia le donne rimangono almeno con gli slip (alcune hanno una sottoveste che copre anche il seno) e gli uomini in pantaloncini….il “nudo come un verme” già è difficile tra donne, assolutamente bandito tra gli uomini! Grazie Norika

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Archivi

Commenti recenti

Count per Day

  • 1771Questo articolo:
  • 178027Totale letture:
  • 43Letture odierne:
  • 60Letture di ieri:
  • 546Letture scorsa settimana:
  • 1016Letture scorso mese:
  • 106176Totale visitatori:
  • 32Oggi:
  • 47Ieri:
  • 347La scorsa settimana:
  • 607Visitatori per mese:
  • 45Visitatori per giorno:
  • 0Utenti attualmente in linea: