luoghi incantevoli in Tunisia, sud

L’oasi di Chenini

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L’oasi di Chenini (va letto con il “che” francesce, cioè il nostro “sce”) si trova a circa 400 km a sud-est di Tunisi ed è l’unica oasi che sopravvive nel mar Mediterraneo.

Chi si immagina l’oasi formata da due palme, una pozza d’acqua e un cammello rimarrà molto stupito nel sapere che l’oasi di Chenini ha una superficie di 165 ettari e conta circa 14 mila abitanti.

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Nel 2008 il Ministero per lo Sviluppo dell’Ambiente tunisino ha proposto la sua inclusione nella lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Nel corso degli ultimi decenni in questa regione si è sviluppata l’industria dei fosfati e del cemento. Da una parte è vero che le industrie danno lavoro a molte persone ma l’acqua, che prima alimentava le sorgenti dell’oasi, ora è gestita dalle industrie, ed inoltre le industrie producono molto inquinamento, come del resto anche il vicino porto di Gabes.
Questo piccolo angolo di paradiso è dunque in pericolo: le palme scompaiono di giorno in giorno e nessuno le ripianta,  le sorgenti d’acqua che rendevano l’oasi rigogliosa non ci sono più, i pozzi artesiani praticamente gratuiti sono stati sostituiti dalle pompe che erogano acqua a caro prezzo. L’acqua scorre lungo canali di cemento e questo ha fatto aumentare il livello di sale. Ad aggravare la situazione le scerse piogge e la falda che si abbassa di anno in anno.
I giovani preferiscono studiare nella città di Gabes e molti lasciano Chenini per cercare fortuna lontano.
Già nel 1992 si è avuta una presa di coscienza delle problematiche dell’oasi e si è fatto un piano triennale di riabilitazione ecologica ed economica che si basava sull’agroecologia. Da quel momento sono stati fatti vari piani di aiuti, uno dei quali promosso dall’associazione italiana COSPE (organizzazione non governativa  Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) in collaborazione con l’Associazione di Salvaguardia dell’Oasi e finanziato, tra gli altri, dal Ministero degli Affari Esteri, dalla regione Toscana e dal comune di Lamezia Terme (CZ).

E’ stata creata una stazione di compostaggio per il riciclaggio di oltre 500 ton. all’anno di rifiuti organici vegetali derivati dai sottoprodotti della palma da dattero; la popolazione locale è stata coinvolta nella raccolta dei rifiuti organici, con una media mensile di oltre 12 ton. di residui da potatura delle palme da dattero.

Un gruppo di 47 piccoli agricoltori dell’oasi sono stati coinvolti in un programma pilota di conversione all’agricoltura biologica. L’assistenza a questi contadini, è stata finalizzata alla creazione di valore aggiunto alle principali produzioni dell’oasi: i melograni dolci di Gabès, le varietà locali di datteri (Bou Hattam, Rochdi e Kenta) e l’henné ed ha portato alla produzione e all’esportazione in Francia e Germania di 20 tonnellate di melograni biologici. L’esportatore Bio Life ha giudicato il prodotto eccellente, pagandolo direttamente ai produttori un prezzo 60% più elevato di quello del mercato locale.

Il progetto ha inoltre promosso uno studio pedologico dell’oasi e un appoggio tecnico alla locale associazione di gestione dell’acqua, per contribuire alla razionalizzazione della distribuzione nell’oasi e alla conseguente riduzione dei consumi del 40%  per le irrigazoni.
Inoltre sono state organizzate e realizzate 10 giornate di capacity building a beneficio degli associati e dei personale di ASOC (16 persone) e un seminario nazionale di due giorni sul ruolo della società civile nella gestione delle risorse naturali, che ha visto la partecipazione di 80 rappresentanti da 25 ONG e associazioni locali, da enti nazionali e locali coinvolti nella salvaguardia ambientale; le strutture del progetto hanno inoltre accolto e sostenuto con borse di studio i lavori di ricerca sulla valorizzazione dei rifiuti organici di 20 giovani ricercatori universitari e di istituti superiori.

Per me l’oasi di Chenini ha un valore affettivo particolare, lì ho conosciuto quella che credo sia una delle famiglie più belle al mondo, quella di Monji e Monjia e dei loro tre stupendi figli: sono la mia famiglia in Tunisia!

Sono loro che, da quasi 2 anni, ospitano i viaggiatori di turismo responsabile e me quando andiamo a visitare l’oasi di Chenini. L’esperienza in famiglia arricchisce sempre, ma a casa di Monji e Monjia si sente davvero il significato della parola affetto.

E girare per l’oasi con Monji è un’esperienza molto bella: riesce a trasmettere l’amore e l’attaccamento per la sua terra e il dolore per la situazione attuale. Ci racconta di come coltiva l’hennè e le dolcissime melagrane, ci offre la frutta di stagione appena colta dall’albero, ci parla di come un tempo era l’oasi, quando l’acqua scorreva e rendeva tutto rigoglioso. E, quando arriviamo nei pressi di quello che era un bellissimo hotel ormai chiuso da più di 10 anni, diventa sempre molto triste: lui, come tantissime persone del paese, lavorava là e dopo la chiusura si sono trovati a doversi ritrovare un lavoro.
La passeggiata dura un paio d’ore e poi ci aspetta Monjia con le sue cucine deliziose e del buonissimo tè.

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Michela

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